7.9 La guerra dei tonni – Battaglia navale a Malta

Pubblicato il13 giugno 2010

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attivista  di greenpeace mentre tenta di tagliare la rete

13 giugno 2010, a bordo della Rainbow Warrior

Battaglia navale nelle acque internazionali a sud di Malta con 6 navi (2 di greenpeace, 3 dei pescatori e 1 della marina maltese), 9 gommoni (7 greenpeace, 1 pescatori, 1 marina) e 2 elicotteri (1 greenpeace e 1 marina).

Molto casino, minacce dei pescatori di far fuoco, lo sparo di un razzo (ma tra le gambe e nel loro stesso gommone, con comica scena di entrambi gli occupanti che si son buttati in acqua), grandi docce con gli idranti, molto sventolio di bandiere e numerosi tentativi falliti di tagliare la rete.

Sono un po’ perplessa. Questa pesca è folle e mafiosa, ma quella rete era piena di tonni pescati in modo legale. Greenpeace sostiene che le quote di pesca siano eccessive per una specie portata sull’orlo del collasso dalla pesca intensiva e son convinti che restituire la libertà a quei tonni sia fondamentale per la sopravvivenza della specie: “Prendiamo provvedimenti lì dove i gestori della pesca hanno fallito” sostiene Oliver Knowels responsabile di questa campagna.

Non credo che liberare qualche centinaio di tonni possa cambiare le sorti del tonno rosso. Ma è indubbio che la gestione dell’ICCAT sia stata fallimentare (lo ha detto anche uno studio indipendente richiesto dalla stessa ICCAT!) e probabilmente gestita con le stesse logiche corruttive che i giapponesi hanno messo in atto per la caccia alle balene (*). Anche se non sempre se ne condividono le azioni, i “rompiscatole” servono davvero per tenere alta l’attenzione del mondo.

(*) non perdetevi questo articolo del Sunday Times, in cui due cronisti, corrompendo i resposnabili della pesca di piccoli paesi, si son fatti raccontare la vera storia di come il Giappone passi diarie favolose, donnine e comodità (oltre a contratti milionari) a piccoli paesi per ottenerne il voto).

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